Perchè

Può capitare di trovarsi a disagio col proprio corpo o di sentire venire meno le proprie forze. 

Ricorriamo allora a farmaci, a cure fai da te o a soluzioni alimentari estreme. Ma non esistono soluzioni rapide e miracolose. 

Insieme cercheremo di individuare le cause del nostro malessere, ponendo attenzione a 3 elementi fondamentali: mente, movimento e alimentazione. Solo così una dieta potrà avere successo e durare nel tempo. 

 

Sovrappeso e obesità

Dislipidemie

Sindrome metabolica

Disturbi intestinali

Allergie e intolleranze

Ipertensione

Diabete

Disturbi alimentari

Insufficienza renale

Approfondimenti

Sindrome metabolica

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è caratterizzata dalla contemporanea presenza di almeno tre alterazioni metaboliche ed emodinamiche che rappresentano un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori.

Con il termine “sindrome metabolica” si fa riferimento ad una condizione complessa, conseguenza, tra le altre cose, di uno stile di vita scorretto. Possiamo parlare di sindrome metabolica quando sono presenti tre o più fattori metabolici alterati. Questi i valori da considerare:

  • circonferenza addominale ≥ 94 cm negli uomini e ≥ 80 cm nelle donne;
  • pressione arteriosa, maggiore o uguale a 130/85 mmHg o in terapia medica;
  • glicemia a digiuno, maggiore a 100 mg/dl o diabete conclamato
  • trigliceridemia, maggiore o uguale a 150 mg/dl;
  • colesterolo HDL, minore di 40 mg/dl negli uomini e 50 mg/dl nelle donne.

 

Quali sono le cause?

Le cause della Sindrome Metabolica possono essere:

  • un’alimentazione ricca di grassi saturi e di alimenti ad alto indice glicemico;
  • lo stile di vita sedentario;
  • uno stato di insulino-resistenza, responsabile della predisposizione a diabete, ipertrigliceridemia, ipertensione, alterazioni del microbiota intestinale;
  • l’obesità;
  • la predisposizione genetica
 

Problemi intestinali comuni

La funzionalità intestinale è influenzata da una vasta gamma di fattori che vanno dalle abitudini alimentari allo stile di vita, dalle condizioni generali di salute della persona al suo stato emotivo. Il sistema nervoso dell’intestino è collegato al sistema nervoso centrale tramite una rete di connessioni molto fitta e pertanto è del tutto normale che lo stato d’animo è strettamente correlato allo stato di salute del nostro intestino. Altrettanto importanti sono la funzionalità del pancreas e fegato, l’equilibrio della flora batterica del colon, gli stati infiammatori e le infezioni intestinali.

L’alterata sintonia di questi rapporti può favorire la comparsa di problemi intestinali di varia natura che, a volte, non sono riconducibili a una patologia vera e propria. I disturbi più comuni sono dolore addominale, diarrea, steatorrea, stipsi e flatulenza; nella maggior parte dei casi, per alleviare i sintomi e prevenire eventuali carenze nutrizionali, si può ricorrere a specifici accorgimenti dietetico-comportamentali.

Celiachia

In età pediatrica la causa più frequente e più grave di malassorbimento è rappresentata dalla malattia celiaca che ha nella diarrea il sintomo più tipico e debilitante. La celiachia (ovvero intolleranza al glutine) è una patologia su base autoimmune che nei soggetti geneticamente predisposti, provoca a seguito dell’ingestione di glutine una risposta infiammatoria e l’atrofia dei villi intestinali,  provocata dalla gliadina che è una delle due proteine da cui è formato il glutine. Spesso la diagnosi del morbo celiaco viene formulata con ritardo. I principali sintomi sono diarrea e calo del proprio peso. L’eliminazione del glutine dalla dieta porta ad una completa normalizzazione della mucosa intestinale.

La dieta da seguire per tutta la vita deve essere priva di frumento, farro, segale, orzo, ma anche kamut, triticale e spelta.  Una volta individuate gli alimenti da eliminare dall’alimentazione, vengono forniti consigli e alternative per rendere questo vincolo più facile da seguire.

 

Diabete

La pericolosità di un diabete non controllato non proviene solamente dagli squilibri metabolici acuti, ma dipende dalla persistenza dell’iperglicemia e quindi dalle complicanze al livello dei piccoli e grandi vasi sanguigni. La proibizione assoluta del saccarosio (lo zucchero che usiamo in cucina) ha rappresentato a lungo un dogma nel trattamento dietetico del diabete, incorrendo poi in una serie di errori (diete ipercaloriche, troppi grassi e di conseguenza uno squilibrio nell’apporto tra carboidrati, proteine e grassi).

Cercheremo di stabilire il giusto rapporto tra tutti gli elementi nella nostra alimentazione che mantengono in equilibrio il nostro sistema metabolico. Solo così si evitano degli squilibri dannosi. Si tratta di una dieta equilibrata, di facile attuazione, non troppo diversa da quella che tutte le persone dovrebbero adottare abitualmente.

Per una visita dietistica e la stesura della dieta è richiesta la presrizione medica.

Sovrappeso e obesità

Il sovrappeso e l’obesità (ma anche il diabete non insulino dipendente) hanno trovato il loro humus nel progresso sociale, dopo che la rivoluzione agricola ha modificato l’alimentazione e il dispendio energetico dell’uomo raccoglitore e cacciatore, trovatosi a disporre di una grande quantità di carboidrati e ancor più di grassi, con un’abbondanza di alimenti a cui i suoi meccanismi metabolici erano ancora impreparati.

Il controllo dell’obesità, o per lo meno il freno di quel trend in aumento, è difficile da conseguire, soprattutto perché la sua soluzione richiede la modifica dello stile di vita (il solo ritocco dietetico è quasi sempre insufficiente).

Rimuovere abitudini ormai cristallizzate è difficile se non impossibile per un adulto, imbrigliato fra impegni di lavoro e familiari, mentre è relativamente facile nei più giovani.

 

Squilibri Alimentari prevalenti nell’infanzia

Le molte osservazioni statistiche raccolte in ambiente scolastico documentano la diffusione dei seguenti errori:

  • eccesso del consumo energetico totale
  • eccesso del consumo totale di proteine, in particolare di quelle animali
  • poco consumo di carboidrati complessi (pane, pasta) e troppi carboidrati semplici (zuccheri, merendine, biscotti)
  • eccesso del consumo di grassi, in particolare di grassi saturi e colesterolo (carne, affettati e insaccati)
  • riduzione del consumo di fibra (frutta, verdura e prodotti integrali)

 

Suggeriamo:

L’assunzione giornaliera di alimenti in 4-5 pasti, secondo una ripartizione calorica che prevede:

    • il 20% delle calorie suddiviso fra colazione e spuntino di metà mattina;
    • il 40% a pranzo;
    • il 10% per la merenda pomeridiana;
    • il 30% a cena.

Il pranzo e la cena dovrebbero prevedere un primo e secondo piatto, accompagnati da verdure e frutta. Importante mangiare due volte al giorno sia la frutta che la verdure e 4 volte alla settimana del pesce e dei legumi.

L’obesità infantile precede spesso l’obesità dell’adolescenza e quindi dell’età adulta. Tra i fattori ambientali potenzialmente modificabili il più importante è la sedentarietà. La TV non solo è di per sé causa di sedentarietà ma agisce negativamente come promotore di consumi voluttuari, al punto che sono state individuate correlazioni fra le ore dedicate alla TV e il grado di sovrappeso.

L’obesità dell’infanzia e dell’adolescenza si differenzia da quella dell’adulto per tre aspetti:

    • la responsabilità del successo è legata all’impegno della famiglia;
    • l’efficacia della terapia “comportamentale” è più legata all’esercizio fisico che non alla restrizione calorica;
    • i risultati a lungo termine sono migliori

Mentre nell’adulto obeso il “fai da te” è generalmente insufficiente (talora anche pericoloso) nel bambino è impensabile immaginarlo senza la supervisione del pediatra.

Invitiamo pertanto che per bambini la prescrizione medica sia fatta dal pediatra e per gli adulti dal medico di famiglia o dallo specialista.

Allergie e intolleranze

Le reazioni avverse agli alimenti possono essere non tossiche (legate alla sensibilità individuale) oppure tossiche (cibo avariato o inquinato da batteri o materie chimiche). Le reazioni non tossiche vengono distinte in intolleranze e allergie. Le intolleranze sono dovute a meccanismi enzimatici o farmacologici mentre le allergie si caratterizzano per il coinvolgimento del sistema immunitario.

Le allergie alimentari sono un gruppo di disordini caratterizzati da una risposta esagerata del sistema immunitario a proteine innocue contenute negli alimenti. Si distinguono le reazioni allergiche IgE mediate (a rapida insorgenza) e le non IgE mediate (la comparsa dei sintomi avviene a distanza di svariate ore dall’ingestione dell’alimento). Possono manifestarsi reazioni cutanee, respiratori, gastrointestinale. I cibi più allergizzanti sono: latte vacino, uova, soia, noci e arachidi, pesce e crostacei, grano.

Dopo una diagnosi certa di allergia alimentare, si dovrà seguire a vita una rigorosa dieta di eliminazione, ossia priva dell’alimento che scatena la risposta immunologica.

Le intolleranze alimentari sono dovute a deficit enzimatici, che possono essere:

  • errori congeniti del metabolismo (fenilchetonuria, favismo, intolleranza congenita agli zuccheri)
  • deficit secondari a patologie che compromettono la mucosa intestinale dal punto di vista anatomico e funzionale (celiachia, morbo di Crohn)
  • progressiva perdita dell’enzima su base genetica (intolleranza al lattosio acquisita dopo l’infanzia)

Disturbi alimentari

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono malattie di competenza psichiatrica, ma la loro gestione, date le importanti ripercussioni sullo stato nutrizionale, rende necessario l’intervento di un gruppo terapeutico che comprenda anche il medico nutrizionista ed il dietista.

Distinguiamo:

  • Anoressia nervosa del tipo restrittivo o bulimico, caratterizzate da una estrema magrezza
  • Bulimia nervosa, abbuffate con comportamenti compensatori. Il peso corporeo può essere normale
  • Disturbo da Alimentazione Incontrollata, abbuffate senza comportamenti compensatori
  • Night Eating Syndrome, legata allo stress e interessa il 27% delle persone severamente obesi

 

L’urgenza con cui sia le persone affette da disturbi alimentari, sia i loro familiari richiedono di agire, per modificare una deviazione alimentare complessa e dolorosa, impone una riabilitazione nutrizionale che potrebbe comprendere oltre al gruppo terapeutico (psichiatra, psicologo, medico nutrizionista e/o dietista) anche un gruppo di auto-aiuto a fianco della terapia. Inoltre l’uso del Diario Alimentare può essere stimolante per assumere un ruolo attivo nel percorso verso la guarigione, distogliendo l’attenzione da quelle metodiche (conteggio delle calorie, peso degli alimenti, peso ideale, ecc.) che hanno contribuito a determinare la malattia.

La terapia verrà inserita soltanto dopo il benestare del vostro team terapeutico con il quale ci sarà un confronto continuo.

Dislipidemie

I rapporti fra l’alimentazione abituale e le dislipidemie sono troppo complessi e non possono essere risolti vietando qualche alimento che sulle tabelle di composizione ha pochi milligrammi di colesterolo in più di altri. Troppo spesso si dimentica che l’apporto di colesterolo esogeno (quello che assumiamo con gli alimenti) influenza in modo percentualmente marginale la colesterolemia, quando l’alimentazione sia normocalorica e i grassi saturi, prevalenti ma non esclusivi degli alimenti di origine animale, vengano contenuti entro la percentuale prevista dalle raccomandazioni internazionali. Dietologi e dietisti sanno, per esperienza, che molti obesi hanno dei valori di colesterolemia assolutamente normali, per merito di un corredo genetico che li difende anche dagli errori comportamentali; ovviamente è pur vero che in mancanza di queste difese genetiche l’eccesso di peso e l’abuso di grassi saturi aggravano notevolmente il lipidogramma di chiunque.

Per fronteggiare un’ipertrigliceridemia bisogna non solo penalizzare la quota lipidica della alimentazione quotidiana, ma anche le bevande alcoliche, bevande zuccherate, gli zuccheri nei prodotti dolciari e l’eccesso globale di carboidrati e di energia, talvolta in persone già portatori di ridotta tolleranza glicidica e di resistenza insulinica.

Per riportare i valori nella norma non basta solamente un intervento farmacologico (statine e nuove generazioni di farmaci che contengono la formazione di colesterolo endogeno cioè prodotto dal nostro corpo). Le buone abitudini alimentari e avvicinarsi il più possibile al peso ideale sono le basi per riportare i valori lipidici entro la norma.

 

Ipertensione

L’ipertensione arteriosa è una delle malattie più diffuse nel mondo industrializzato e rappresenta uno dei maggiori e più frequenti fattori di rischio cardiovascolare. In Italia circa il 15-20% della popolazione adulta soffre di ipertensione arteriosa, con differenze relative al sesso ed all’età. L’ipertensione è meno frequente nelle donne fino al periodo della menopausa, mentre in seguito colpisce di più il sesso femminile; è nota inoltre, la familiarità della malattia.
In molti studi si è notato che il peso corporeo e la pressione arteriosa sono significativamente associati; in particolare è la locazione viscerale o centrale dell’obesità (circonferenza della vita superiore a 88 cm per la donna e 102 per l’uomo) che correla maggiormente con l’ipertensione.

Anche ipertensione e diabete sono legati tra loro da un’interazione tra disturbi, ereditari ed acquisiti.

Il trattamento dietetico e non farmacologico dell’ipertensione va prescelto per chi ha valori borderline, senza fattori aggiuntivi di rischio, nei quali lo scopo principale della terapia è rivolto ad una modesta riduzione dei valori pressori; in ogni caso il programma d’intervento non farmacologico resta sempre una componente essenziale dello schema terapeutico globale anche per l’ipertensione di grado più grave, nei quali la necessità di farmaci può essere ridotta grazie anche ai contemporanei accorgimenti dietetici.

Tra le regole di “buon comportamento” segnaliamo le seguenti:

  • ridurre il peso corporeo
  • abolire il fumo
  • aumentare l’attività fisica
  • ridurre il rapporto di sale e di alcolici
  • mantenere con la dieta un adeguato apporto di potassi, calcio e magnesio
  • ridurre lo stress

Per la stesura di una alimentazione iposodica ed equilibrata, portate la prescrizione medica.

Insufficienza renale

L’insufficienza renale cronica non riguarda soltanto il metabolismo proteico, ma coinvolge anche il metabolismo glicidico, lipidico, idroelettrolitico, calcio-fosforico e vitaminico.

In particolare possono manifestarsi nell’aggravamento dell’insufficienza renale cronica altre problematiche tra cui:

  • Alterazioni del metabolismo glucidico (intolleranza al glucosio, iperinsulinemia e iperglucagonemia)
  • Alterazioni del metabolismo lipidico (ipertrigliceridemia, aumento VLDL e riduzione HDL)
  • alterazioni del metabolismo di calcio, fosforo e potassio (ipocalcemia indotta, iperfosforemia e iperkaliemia)

Pertanto, è evidente che l’insufficienza renale richiede una particolare attenzione dietetica per la valutazione e la correzione delle diverse situazioni di sovraccarico o di carenza ma in primo luogo impone un controllo dell’introito proteico che dovrà essere adattato alla residua capacità di filtrazione dei reni a ai valori in atto di creatininemia. Qui si distinguono 5 stadi, ognuno con un proprio obiettivo dietetico.

La stesura della dieta avverrà su prescrizione del vostro Nefrologo.